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FRDB Fondazione Rodolfo Debenedetti

Dinastie professionali

04 luglio 2011

15:00-18:00

Università Bocconi
Via Sarfatti 25, Milano
Aula 1

 

Durante il workshop sono stati presentati due recenti studi incentrati sugli ordini professionali in Italia. Gli autori hanno illustrato dei dati sull’importanza dei legami familiari e delle barriere all’ingresso nel settore dei servizi professionali. Hanno discusso di come l’esistenza di tali “network familiari” e di elevate barriere formali all’ingresso nelle professioni possano avere un impatto negativo sulla qualità dei servizi professionali forniti. Gli autori hanno inoltre analizzato le differenze tra diversi ordini professionali e i cambiamenti intervenuti nel corso del tempo, anche a seguito dell’introduzione della riforma pro-liberalizzazioni introdotta nel 2006 (la cosiddetta “Riforma Bersani”). Il workshop si è svolto in lingua italiana.

 

Programma

 

Durante il workshop, sono stati presentati i seguenti due studi:

 

 

 

Alle presentazioni  è seguita la Tavola Rotonda:

 

“Liberalizzare le professioni in Italia”

 

Moderatore: Tito Boeri (Università Bocconi e fRDB)

 

Sono intervenuti:

  • Luigi Casero (Sottosegretario Ministero dell'Economia e delle Finanze)

  • Pier Luigi Bersani (Segretario PD, ex-Ministro dello Sviluppo Economico)

  • Mario Monti (Presidente Università Bocconi)

 

Per ulteriori informazioni o commenti, è sufficiente scrivere a info@frdb.org.

 

 

 

A seguito della presentazione della ricerca “Dinastie Professionali”, abbiamo ricevuto numerosi commenti, alcuni dei quali costruttivi, altri – purtroppo – poco informati e a tratti tendenti all’insulto personale.

 

Vorremmo quindi ribadire brevemente alcuni dei concetti fondamentali contenuti nel nostro studio.

 

  1. La misura di familismo adottata nella ricerca tiene conto della distribuzione dei cognomi della provincia/regione in cui hanno sede gli albi analizzati. Più in dettaglio, calcoliamo un indice (chiamato “Pseudo-ICS”) che riassume quanto i cognomi “contino” per la presenza degli individui nell’albo, tenendo tuttavia conto di quanto i singoli cognomi ricorrono all’interno di una determinata area geografica. Ad esempio,  se in un albo professionale ricorrono molti “Rossi”, ma “Rossi” è un cognome particolarmente diffuso nella provincia analizzata, il nostro indice ne tiene conto. 

    La nostra metodologia, approssimando i legami familiari con le omonimie di cognome, certamente non coglie tutti e soli i veri legami familiari all'interno di una professione. In particolare, da un lato sottostima i legami di parentela poiché per la grande maggioranza della popolazione la trasmissione del cognome avviene esclusivamente per via paterna e, di conseguenza, il nostro metodo non misura tutti i legami che si trasmettono per via materna. D'altro canto, sovrastima le parentele perchè identifica come legami familiari anche quelle omonimie che non corrispondono a parentele. La semplice teoria statistica della trasmissione dei cognomi mostra che, poiché la stra grande maggioranza della popolazione ha cognomi molto poco frequenti, il problema di sottostima domina quello di sovrastima.
     

  2. I legami familiari possono avere effetti sia positivi che negativi sulla qualità dei servizi professionali offerti. Hanno effetti positivi se migliorano la trasmissione di capitale umano tra professionisti della stessa famiglia, hanno effetti negativi se riducono le barriere d’ingresso alla professione.

  3. L’analisi della relazione tra familismo e performance aggregata di una determinata professione (e non di singoli professionisti) non offre risultati univoci: per due delle sei professioni analizzate (commercialisti e consulenti del lavoro) troviamo evidenza di peggior qualità dei servizi professionali - misurata in termini di maggiore evasione fiscale e maggiore litigiosità su questioni di lavoro - dove il livello di familismo è più alto. Per geologi, medici e ostetriche troviamo la relazione contraria, usando come misure di qualità rispettivamente la franosità del territorio (geologi), i tassi di mortalità per malattie tumorali e cardio-respiratorie (medici) e i tassi di mortalità per complicazioni in gravidanza (ostetriche). Per gli avvocati, infine, i risultati sono ambigui o privi di significatività statistica. Tuttavia, le nostre stime non possono essere interpretate in termini di nessi causali, anche se, nel nostro lavoro controlliamo per le fonti più ovvie di correlazione spuria, compatibilmente con la qualità dei dati a disposizione. Questo concetto è espresso chiaramente nel rapporto. 

  4. Non siamo a favore dell’abolizione degli ordini professionali. Nel rapporto scriviamo esplicitamente che esistono delle serie motivazioni economiche (asimmetrie informative) che ne giustificano ampiamente l’esistenza. Il problema è calibrare bene il tipo di regolamentazione in vigore, al fine di ridurre il più possibile le distorsioni alla concorrenza. Inoltre, sarebbe auspicabile separare il ruolo di auto-regolamentazione degli ordini da quello di rappresentanza degli interessi di categoria.

  5. Alcuni meccanismi di selezione dei professionisti non sembrano funzionare in modo appropriato a garantire la qualità dell’offerta. Riteniamo che andrebbero eliminati potenziali conflitti di interesse nell’esame di abilitazione, evitando che sia preparato e/o corretto dagli iscritti all’albo (che saranno a breve concorrenti diretti dei neoiscritti). Laddove questo non fosse possibile, proponiamo di sfruttare le distanze geografiche per ridurre tali conflitti, evitando che la sede d’esame coincida con quella di correzione (come avviene per gli avvocati dopo la riforma del 2003).

 

Nella rassegna stampa riportiamo alcuni dei commenti pervenuti o apparsi sui giornali. Ringraziamo quanti hanno mostrato interesse nella nostra ricerca ed invitiamo ad inviare eventuali ulteriori commenti all’indirizzo mail info@frdb.org

 
Gli autori:
Michele Pellizzari
Gaetano Basso
Andrea Catania
Giovanna Labartino
Davide Malacrino
Paola Monti
 
Allegati
 

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